Il Cotonificio Egg di Piedimonte Matese

Una Storia Industriale e Sociale Attraverso le Mappe

Convento del Carmine ruderi, 1940-1950

Convento del Carmine ruderi, 1940-1950

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Piazza_Carmine-anni-1940-1950
original: Main historical shot

Memoria Urbana: Macerie Cotonifio e la Piazza Carmine degli anni ‘50

Il racconto di Piazza Carmine negli anni ‘50 ci restituisce l’immagine di un tessuto urbano pulsante, radicalmente diverso da quello attuale. Al centro di questa memoria collettiva svetta il Palazzo delle Cotoniere, un edificio imponente che un tempo sorgeva proprio dove oggi si trovano le panchine e le aiuole di fronte ai negozi Lazzari e Carletto. Una topografia scomparsa

Per i residenti dell’epoca, la piazza non era lo spazio aperto che vediamo oggi. Il palazzo occupava un’area strategica: il suo portone principale guardava l’attuale palazzo delle assicurazioni Cesarini, mentre la facciata, adornata da una storica pubblicità della “Magnesia S. Pellegrino”, si allungava verso quello che oggi è il bar Leonetti. Un tempo, una strada costeggiava l’edificio, creando un passaggio che oggi è stato assorbito dal perimetro della piazza. Il cuore artigiano: “I Ramari” e gli orologiai

La vita intorno al palazzo era scandita dal suono del metallo e dalla precisione della meccanica. Al piano terra e nelle immediate vicinanze, la piazza ospitava le botteghe storiche dei “ramari” (coppersmiths/ramai). In particolare, si ricorda con affetto la bottega di Quintavalle ‘u rammaro (il ramaio Quintavalle), gestita da Marcello, situata proprio di fronte al bar. Poco distante, sotto quello che divenne lo studio Battaglino, operava un’altra famiglia di artigiani del rame, i Sessa.

Accanto a questi maestri del metallo, si trovava la bottega di Della Villa, lo stimato orologiaio, punto di riferimento per la precisione del quartiere, situato proprio di fronte alla Farmacia Petella. La vita “interrata”: Motori e Turbine

Scendendo idealmente di un livello, la memoria si sposta verso il basso. Dove oggi si trova il negozio di abbigliamento Ciardiello, un tempo il piano era interrato rispetto alla piazza. Lì operava un meccanico di moto leggendario, Totonno Vinciguerra, meglio conosciuto come “Scafone” (probabile soprannome locale). Molti ricordano ancora i padri che fermavano la “Lambretta” per una riparazione rapida da questo esperto artigiano.

In quel sottoscala tecnologico si trovava anche una vecchia turbina della SME (Società Meridionale Elettricità, poi divenuta ENEL), a testimonianza di un’epoca in cui l’infrastruttura elettrica era integrata nel cuore del centro abitato. Il declino e l’abbattimento

Dopo aver resistito ai bombardamenti del 1943, il Palazzo delle Cotoniere ha continuato a definire il profilo della piazza per tutti gli anni ‘50 e ‘60. Tuttavia, verso la fine degli anni ‘60, l’amministrazione decise per l’abbattimento della struttura. La demolizione fu un evento spartiacque: il palazzo sparì per “fare posto alla piazza”, trasformando definitivamente un quartiere di botteghe e palazzi storici nell’ampio spazio pubblico che conosciamo oggi.